Crea sito

CORONAVIRUS: IN FRIULI VENEZIA GIULIA UN DISCUTIBILE STATO D’EMERGENZA

Tempo appresso l’ex ministro Salvini aveva chiesto al Governo misure drastiche al fine di arginare il rischio di una diffusione incontrollata del coronavirus, auspicando anche la sospensione della Convenzione di Shengen.
Pur non essendoci le condizioni estreme per chiudere le frontiere, come riferito dal presidente del Consiglio Conte, il governatore Fedriga ha comunque posto in stato d’emergenza la regione Friuli Venezia Giulia, malgrado non vi fossero ancora contagiati. Meglio mettere le mani avanti, in certi casi, pur rimanendo positivi in merito al probabile decorso dell’epidemia in un tempo breve.<br>Tuttavia, l’insorgere dei casi in Friuli Venezia Giulia e in altri Stati europei, pretenderebbe oggi un’attenzione particolare.
Perché in Friuli Venezia Giulia lo stato d’emergenza lo possiamo considerare discutibile? Perché, a fronte dell’aumento dei contagi in Paesi vicini al nostro, la politica regionale si comporta in maniera ambigua, magari sperando siano altri governanti europei a sospendere il trattato di Shengen, ponendo in essere delle misure restrittive alle frontiere.
In parte sta accadendo, e lo sta facendo l’Austria, che dal prossimo lunedì controllerà le condizioni di salute di coloro che transiteranno per il confine dismesso di Coccau.
Dalla parte italiana vedremo lo stesso, oppure gli addetti si limiteranno a guardare l’altrui azione preventiva senza muovere un dito?
Accadrà lo stesso anche con la frontiera slovena?
Lo stato d’emergenza ha un senso quando mette in campo una discussione seria sugli eventuali rischi, e le zone in prossimità dei confini sono più a rischio di altre.