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LA NECESSARIA INUTILITÀ DELLA POLITICA

Cosa rende, il fare politica, una necessità? Tutto e nulla; oppure: dipende dall’uso che della politica s’intende fare. Ed è inutile il fare politica? 

La destra, la sinistra, il centro, il centrodestra, il centrosinistra e gli estremismi di ogni parte inquinano il sociale più di quanto si possa pensare. Sarebbe bello, davvero, se la politica potesse essere affrontata – condotta – in modo poetico; ma la politica, al contrario della poesia, è – quasi sempre – materia per faccendieri: per mercanti d’illusioni. Esistono i partiti che rappresentano le diverse – convergenti – ideologie; ma chi, veramente, rappresenta i desidero degli elettori? Tutti e nessuno, perché la verità, per quanto sgradevole, si riconosce nel gioco di chi riesce a sedersi sulla poltrona istituzionale con la migliore visuale direttiva.

Un partito popolare, sia esso di qualunque orientamento, soprattutto estraneo ad ogni conflitto d’interesse, potrebbe simboleggiare la vera soluzione a tutti i problemi: ma come realizzarlo senza alterare il Sistema; come concretizzarlo senza rivoluzionare il concetto stesso di politica; come progettarlo escludendo da esso il pensiero anarchico? E l’anarchia, per quanto possa avvicinarsi ad una sorta di democrazia, resta pur sempre un territorio privo di regole; e le regole, pur ridotte al minimo, sono indubbiamente indispensabili alla democrazia. 
La necessaria inutilità della politica ha una ragione nell’epoca che viviamo? Forse sì: altro non fosse per quei pochi (a)politici che ancora credono nella propria missione come ad un qualcosa da destinare alla collettività; e non soltanto al proprio interesse e al proprio portafoglio: alla personalissima e squallida apoteosi.