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LA POLITICA TRASFORMISTA

Talvolta sembra di assistere alla Corrida dell’indimenticabile Corrado, coi suoi concorrenti allo sbaraglio dove, tranne sporadici casi, qualcuno emerge dal contesto soltanto perché leggermente migliore degli altri.
La politica trasformista è oggi affetta, più che mai, da un disperato nomadismo.
Anche il poetico e rivoluzionario popolo ha dismesso le vesti di una sovranità ormai estinta, diventando un gregge di cittadini emozionalmente scosso dalla corrente istituzionale del momento, ma soprattutto dalla solitaria rivalsa affidata ai social network del cuore, che tanto somigliano al favolistico specchio delle mie brame.<br>È un percorso parallelo quello che accomuna la volontà politica di ascoltare le necessità degli elettori e il mondo che vede il rappresentante dei cittadini pensare sì al Paese, ma un po’ anche ai propri interessi personali, indubbiamente avvantaggiato dall’incarico istituzionale ricoperto.
Tutto si fa per i propri elettori, ci mancherebbe, anche quando sembra non serva, come nel caso dell’ex ministro Salvini, seriamente motivato a fare cadere il proprio governo senza apparente logica, esclusa quella estrema e ipotetica del voler diventare il “padre-padrone” della situazione.
Rimane il fatto, così facendo, che l’avventura legislativa Salvini-Di Maio s’è risolta coi ribaltatori parzialmente ribaltati, come un tempo i rottamatori furono rottamati.
Niente di nuovo, dunque, sotto il sole della politica italiana, e viene da pensare che il popolo sovrano, tanto caro ai comizianti, non sia poi così determinante nelle questioni del potere legato ad una poltrona mai tanto stabile quanto uno possa desiderare.
Elezioni oppure no all’orizzonte, resta lo sconcerto nel confutare quanto la chiamata alle urne sembri soltanto un pretesto dei candidati, una volta ottenuto il consenso, per fare quello che credono, a prescindere dai programmi elettorali e gli accordi siglati con gli alleati.