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L’EMERGENZA CORONAVIRUS NEI PICCOLI COMUNI

L’epidemia di Covid-19 continua la sua corsa nel mondo.
In Italia, decreto dopo decreto, l’isolamento – al fine corretto di rallentare il contagio – è sempre più marcato.
Resta però il disagio di coloro che risiedono nei piccoli Comuni, impossibilitati a rifornirsi di quasi ogni cosa e costretti a “violare” le regole.
Certo, esistono delle possibilità ristrette per quanti sono costretti ad attraversare il confine del proprio Comune, e l’autocertificazione è in tal senso liberatoria; ma sempre con una certa ansia nell’eventuale controllo delle forze dell’ordine, anche se il tragitto è di natura strettamente necessaria.<br>Ci stiamo riferendo, ovviamente, ai Comuni da “quattro anime”: dove, praticamente, non c’è nulla.
Per quelli più grandi è diverso, poiché vi sono uno o più centri commerciali, oltre a servizi di varia natura.
L’emergenza va gestita nel migliore dei modi, ci mancherebbe, salvaguardando la salute di tutti. Guai non fosse così, ma prendiamo l’esempio – restando in casa propria – di un piccolo Comune della Valcanale come Malborghetto-Valbruna.
Non era forse più logico “collegarlo”, momentaneamente, al Comune di Tarvisio, rendendo la circolazione dei cittadini meno severa dal punto di vista delle restrizioni imposte dal Governo, che giustamente fa il suo lavoro con dedizione?
Crediamo che sia questa una sorta di anomalia da rivedere, e che debba essere discussa regione per regione, naturalmente là dove la problematica è maggiormente rilevante.
Abbiamo segnalato uno scenario, ma quanti altri esistono nell’Italia intera?
Oggi, che niente è come prima, dobbiamo restare in casa per fronteggiare il virus. Ieri era indubbiamente diverso, ma ciò non toglie che si possano prendere in esame le esigenze della popolazione seguendo una logica territoriale, oltre che comunale.