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NAVIGATOR A VISTA

Navigatori a vista, verrebbe da dire, se non fosse un’assurdità a prescindere, come affermerebbe il grande Totò.
Come definire, altrimenti, le nuove figure professionali, inventate di sana pianta, nel corso del precedente Governo, per affrontare l’emergenza occupazionale in un mondo del lavoro sempre meno tutelato e praticamente allo sbando?
L’ex ministro dello sviluppo economico, delle politiche sociali e del lavoro, Luigi Di Maio, intendeva così affrontare una tematica complicatissima, ponendo in essere una metodologia che vedeva – e vede – dei disoccupati cercare lavoro ad altri disoccupati. <br>Ovviamente i primi, diventando navigatori dei senza-lavoro, hanno risolto, a titolo personale, il problema principale dei secondi. Potrebbe risultare un primo passo verso il successo, ma come la mettiamo con i secondi?
Con ciò non vogliamo dire che i navigator siano inutili, ma lo diventano in un Paese dove già esistono le agenzie per il lavoro. Quelle agenzie, per intenderci, che il lavoro non te lo trovano neanche con un miracolo.
Senza menzionare le agenzie interinali, che forse un lavoro anche te lo trovano, se hai pazienza.
Purtroppo, chi ha sperimentato la dura disoccupazione, è conscio che anche la pazienza si esaurisce, e poi arrivano magari i cattivi pensieri ad appesantire ulteriormente l’esistenza.
Detto ciò uno poi magari un po’ si spazientisce – appunto – quando si rende conto che nel Paese in cui vive la maggior parte della discussione politica quotidiana verte su enormi cazzate che potrebbero essere tranquillamente poste in disparte per le argomentazioni più serie cui la maggior parte dei cittadini pretenderebbe un’attenzione particolare e costante.