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PONTI CHE CROLLANO IN UN’ITALIA DA RISTRUTTURARE

Tutti quelli che vivevano nelle vicinanze sapevano che, prima o poi, sarebbe accaduto qualcosa di tragico, ma sino a quando certe disgrazie non hanno il modo di manifestarsi le parole anticipate, anche se profetiche, rimangono pure e semplici parole.
Col senno di poi, e le vittime ancora da seppellire, tutti sono capaci di puntare il dito in direzione dei presunti colpevoli che, tuttavia, saranno le indagini ad individuare.
Ha scritto il giornalista Antonio Polito, sul Corriere della Sera: “ l’Italia è un Paese costruito negli anni 60, abbandonato dagli anni 90, che ha cominciato a venir giù da dieci anni. E la ragione è che abbiamo smesso di credere nel progresso. Tutto ci sembra più importante: l’ambiente, l’austerità, i comitati dei cittadini, la Corte dei conti, la lotta agli sperperi e alla corruzione. C’è sempre una buona ragione per non fare nulla. Di questo cedimento strutturale è una triste testimonianza la polemica politica che si è accesa mentre ancora si tiravano fuori i morti.”

L’articolo di Polito ovviamente continua, ma l’incipit è raggelante nella sua verità: immediato nella sua intenzione di accendere un dibattito serio su un Paese dove i ponti hanno iniziato a crollare: in un’Italia che sembra tutta da ristrutturare.
Come ha ricordato il giornalista Gian Antonio Stella, sempre dalle pagine del Corriere della Sera, il ponte Morandi è il quinto ponte che crolla in cinque anni.
Troppo spesso, purtroppo, la manutenzione ordinaria delle opere edili pare destinata a raggiungere, in men che non si dica, la necessità straordinaria: il più delle volte ormai improponibile per quanto concerne le risorse finanziarie da utilizzare. 
Quando ciò avviene si preferisce rimediare come si può: un pezzo qua e un pezzo là, rattoppando al meglio l’emergenza del momento, e sempre con la speranza non venga giù tutto in un botto, come è accaduto a Genova.
Un Paese dove serve sempre muoia qualche innocente affinché, chi di competenza, prenda seri provvedimenti, è un Paese in bilico, alla pari dei ponti che stanno marcendo, anche nell’ombra silenziosa di un profitto speculativo che non teme di nutrirsi, neanche per un attimo, di quanti ingiustamente condannati a perdere inutilmente la propria vita per le altrui mancanze.

M.N.