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TARVISIO: DOPO CINQUE MESI LAVORATORI EX WEISSENFELS ANCORA IN ATTESA DELLA PROROGA ALLA CASSA INTEGRAZIONE

I lavoratori della ex Weissenfels, di Fusine in Valromana, da cinque mesi sono in attesa del decreto ministeriale relativo alla cassa integrazione. Cinque mesi d’incertezza in un territorio montano (l’Alto Friuli) molto tutelato a parole ma assai meno nella realtà. Perché accade questo? Molto probabilmente poiché i responsabili (politici e sindacali) non vivono la disgrazia del non ricevere uno stipendio a fine mese, per cui se ne fregano, letteralmente, delle altrui problematiche: l’importante è che i sofferenti esprimano il proprio voto elettorale, oppure paghino la tessera sindacale. Sono parole al vento (ne sono consapevole), ma servono a comprendere lo stato delle cose e lo stato d’animo degli interessati, precipitati (dall’oggi al domani) in una situazione alquanto sgradevole dal punto di vista della sopravvivenza quotidiana. Non molto tempo fa scrissi (vedendola poi pubblicata sul “Messaggero Veneto” e presente in questo Blog) una lettera sull’argomento. Avevo chiesto un aiuto agli addetti ai lavori (politici locali, provinciali, regionali e organizzazioni sindacali) al fine intervenissero presso il Ministero, a Roma, per capire quale fosse la causa dell’attesa prolungata. Una richiesta priva di riscontro che ha rimarcato, ulteriormente, la qualità politica e sindacale che rappresenta i cittadini e lavoratori della ex Weissenfels. A metà dello scorso dicembre veniva firmata, assieme alla mobilità (metti che la cassa non passa, hanno detto i rappresentanti sindacali), la richiesta di proroga (per ulteriori sei mesi) della cassa integrazione straordinaria. Oggi, a fine maggio, ancora non si hanno notizie in merito. Assenza totale d’informazioni, con tutto ciò che segue al manifestarsi di tali carenze: in primo luogo l’aspetto finanziario del disagio, fondamentale per coloro che si trovano da cinque mesi senza reddito, pur magari inseriti nei lavori socialmente utili (pochissime persone). Su questo punto voglio intervenire sfatando quella che ritengo una vera e propria presa in giro ai danni di chi già soffre per la perdita del proprio posto di lavoro. Non è assolutamente vero, come dichiarato più volte dalle organizzazioni sindacali, e anche messo nero su bianco in alcuni documenti, che in attesa dell’erogazione della cassa integrazione tutti gli interessati possono richiedere l’anticipazione della stessa ad uno degli Istituti bancari convenzionati con il Mediocredito, con la garanzia del Fondo Regionale per l’accesso al credito da parte dei lavoratori precari, ovvero delle banche della Federazione Regionale delle BCC. Oppure: è vero che si può richiedere l’anticipo, ma da lì ad ottenerlo è un altro discorso. Trattasi, infatti, di una comune richiesta di finanziamento, con l’apertura di un conto corrente se non si è già clienti della banca in questione. Trattandosi dunque di richiesta di credito si passa, obbligatoriamente, per la tradizionale trafila di controllo che vede il consulto dei dati personali relativi ad informazioni creditizie di tipo negativo, punteggi basati su sistemi di “credit scoring”, informazioni negative provenienti da pubblici registri, elenchi, atti o documenti presso CRIF S.p.A..   Cosa significa questo? Che malgrado vi sia la garanzia di un saldo, relativo alla cassa integrazione, che comunque arriverà alla banca (e se non è la cassa integrazione sarà la mobilità), questa può negare il prestito, abbandonando il richiedente alla disperazione: per non dire altro. Tornando ai cassintegrati della ex Weissenfels siamo giunti al paradosso che la prossima metà di giugno scatterà la mobilità. Una mobilità che arriverà con forse ancora il denaro della cassa integrazione da ottenere. Probabilmente qualcuno pensa che un essere umano possa vivere soltanto d’aria. Mi piacerebbe vederlo alla prova.